Spine d'argento

A cura di Francesca Casella

Santeramo - sabato 12 giugno 2021
Onopordum illyricum
Onopordum illyricum © Francesca Casella

L’onopordo maggiore o cardo asinino (Onopordum illyricum L.) appartiene alla famiglia delle Asteraceae, la più numerosa del mondo vegetale.

La specie è indigena italiana ed è diffusa sulle coste settentrionali del Mediterraneo. In Italia è presente in tutte le regioni centrali, meridionali e insulari. Non teme la siccità e cresce nei terreni più aridi, nelle praterie e pascoli, nei campi incolti, lungo i bordi strada, negli ovili (jazzi) e ruderi. La specie è stata introdotta in Australia e in California dove è divenuta invasiva.

La prima citazione del genere Onopordum risale allo scrittore, naturalista e filosofo romano Plinio il Vecchio, secondo il quale “l’asino che ne mangia non lascia di spetezzare”. L’etimologia del termine infatti deriva da due vocaboli greci, ónos (asino) e pordè (peto), in riferimento agli effetti di turbolenza intestinale che la pianta procura agli asini che ne mangiano in abbondanza.

La specie è biennale o perenne, e supera la fase invernale con gemme poste a livello del terreno (emicriptofita), sviluppando in primavera una rosetta di foglie spinose con margine crespo e diviso in segmenti acuminati e poi un robusto fusto spinoso alto fino a 2 m, spesso privo di foglie, ramificato nella parte superiore, che porta all’apice delle grandi infiorescenze (capolini) di colore rosso-purpureo che fioriscono da maggio ad agosto. Le foglie basali sono spinose e ricoperte da una fitta peluria biancastra. La colorazione grigio-argentea delle foglie e della pianta, da cui il nome volgare di “spina d’argento”, è un carattere distintivo della specie. L’impollinazione è operata dagli insetti, attratti numerosi dai vistosi fiori. I frutti sono piccoli acheni con pappo (cipsele) che si diffondono ad opera del vento.

Le parti tenere della pianta sono commestibili, lesse, fritte in pastella o frittate o aggiunte allo stufato di carne. I ricettacoli carnosi dei capolini, dal sapore dolce e gradevole simile a quello del carciofo, i fusti e le coste delle foglie, ripuliti dalle spine con guanti e coltello, sono infatti utilizzati in cucina. Non mancano segnalazioni di utilizzo a crudo o di conservazione sott’olio o sott’aceto.

Altre specie commestibili di Asteraceae, con fiori molto vistosi e colorati, presenti sull’Alta Murgia sono il carciofo selvatico (Cynara cardunculus), il cardo mariano (Silybum marianum), la carlina (Carlina corymbosa) e il cardoncello (Scolymus hispanicus).

Gli usi delle specie vegetali nella tradizione popolare sono oggetto di studio dell’etnobotanica, mentre più in particolare la fitoalimurgia si occupa dell’uso delle piante spontanee a scopo alimentare. Nel passato era consuetudine di molte persone raccogliere piante spontanee, che hanno costituito in molti casi una risorsa alimentare di primaria importanza. Oggi le erbe spontanee non hanno più la funzione di risorsa alimentare, ma molti stanno riscoprendo che andare per verdure nel tempo libero ha numerosi aspetti positivi tra cui venire a contatto con la natura, godere del paesaggio, fare delle lunghe passeggiate e integrare il classico menù con piatti più particolari e spesso di elevato valore nutrizionale. 

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