Per un’ora d’amore

A cura di Giusi Muraglia

Santeramo - sabato 29 maggio 2021
Echium vulgare
Echium vulgare © Francesca Casella

Paul Klee scriveva: “Il colore mi possiede. Non ho bisogno di tentare di afferrarlo. Mi possiede per sempre, lo sento. Questo è il senso dell'ora felice: io e il colore siamo tutt'uno.” È così che mi sento, quando passeggio nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia mi imbatto in ampi spazi di colore azzurro o violaceo intenso, colorazione appartenente a una meravigliosa pianta chiamata volgarmente Viperina comune. Mi ci immergo totalmente proprio come quando sono di fronte ad uno dei quadri astratti di questo famoso pittore.

D’altronde è impossibile non notarla! L’ Echium vulgare L., è una pianta spontanea appartenente alla famiglia delle Boraginacee.  Rifacendosi alla tradizione della dottrina della segnatura (antica forma di conoscenza che studia l'aspetto, o “segno”, con cui ogni elemento naturale di origine animale, vegetale o minerale si presenta, svelando per analogia la sua funzione terapeutica delle parti del corpo umano più simili ad esso) capiamo perché alla pianta è stato dato il nome di Echium. Il termine deriva dal greco èchis =vipera da cui la traduzione in "erba viperina" come collegamento ad antiche pratiche mediche. Nella medicina popolare vengono usate sia le radici che le foglie come emollienti, espettoranti e contro la tosse. 

Rembert Dodoens, botanico e medico fiammingo cinquecentesco, narra questa leggenda: Nicandro e Alcibiade, morsi da una vipera, conoscendo le proprietà curative di questa pianta la masticarono, i succhi furono inghiottiti e il resto della poltiglia messo sulla ferita inferta dalla vipera e in tal modo guarirono. La viperina azzurra è diffusa in tutto il continente europeo. Il suo habitat naturale è rappresentato da terreni incolti e pascoli ad altitudini comprese tra 0 e 1.200 metri. È una pianta, a ciclo biennale, con gemme poste a livello del terreno, alta 30-90 cm. Osservandola si nota subito il fusto eretto e ramoso, talvolta con 1-2 rami fioriferi, irto di peli setolosi inseriti in un tubercolo di colore rosso-bluastro. Le foglie basali, formanti una rosetta, di forma oblanceolata, lineare-spatolata, ricoperte di tubercoli e peli molli; le foglie superiori, invece, sono alterne, sessili e più arrotondate, decrescenti e ristrette alla base. I fiori si trovano riuniti in piccoli grappoli formanti una pannocchia racemosa, lassa, cilindro- piramidata. Il calice è formato da lacinie di 4-5 mm, lineari ed acuminate.

La sua particolarità è data dalla corolla campanulata azzurro - violacea, raramente rossastra, zigomorfa con 5 lobi ineguali dai 10 ai 20 mm, dei quali i due posteriori sono più lunghi, quello mediano e gli anteriori più piccoli e riflessi. Gli stami riflessi, inseriti nel tubo corollino, sono più lunghi della corolla e posti su sottili filamenti glabri di lunghezza variabile 2 ai 5 mm, con lo stilo esile e biforcato più lungo degli stami. Il frutto è racchiuso in esili sepali e formato da 4 nucule angolose con evidenti linee in rilievo. L'erba viperina è una pianta mellifera: la fioritura prolungata, consente agli insetti impollinatori di bottinare da aprile a settembre. Dove è presente in grande quantità si riesce a produrre del miele anche monoflorale.  

Secondo antichi erboristi, l’infuso di semi della Viperina comune scaccia la malinconia e stimola il flusso del latte nelle madri. I fiori e le foglie sono commestibili e vengono utilizzati per insaporire alcune pietanze. Il suo sapore ricorda un po’ il cetriolo con un retrogusto leggermente amaro. I fiori vengono usati come delicata decorazione dei piatti, condimento delle insalate e aromatizzare formaggi. Passeggiando nella nostra amata Murgia vi imbatterete nella viperina, lasciatevi travolgere dal suo colore, colore che diventa quasi un tutt’uno con il cielo e, proprio come Klee, per un’ora lasciate a casa i pensieri e godetevi la felicità!

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