Accolto quindi dal Tribunale della Libertà di Taranto il ricorso degli avvocati Larato e Fiorito

Truffa gasolio agevolato, disposta l’immediata scarcerazione dell’imprenditore santermano coinvolto

A giugno la GdF aveva eseguito una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 14 persone coinvolte in una inchiesta su un presunto traffico illecito di 3,9 milioni di litri di gasolio agricolo

Cronaca
Santeramo sabato 04 luglio 2020
di La Redazione
Truffa gasolio agevolato, disposta l’immediata scarcerazione dell’imprenditore santermano coinvolto
Truffa gasolio agevolato, disposta l’immediata scarcerazione dell’imprenditore santermano coinvolto © AndriaLive

È stata disposta, con ordinanza del 3 luglio 2020, da parte del Tribunale della Libertà di Taranto (in accoglimento del ricorso presentato dagli avvocati Camillo Larato e Fabio Fiorito) l’immediata scarcerazione dell’imprenditore santermano coinvolto in presunto traffico illecito di 3,9 milioni di litri di gasolio agricolo. Per il santermano era stata disposta la misura cautelare degli arresti domiciliari.

IL FATTO
Come si ricorderà La Guardia di Finanza di Taranto, a metà giugno scorso, aveva eseguito una ordinanza di custodia cautelare del gip Rita Romano, su richiesta della pm Marzia Castiglia, nei confronti di 14 persone (2 in carcere, 11 ai domiciliari, un obbligo di dimora), coinvolte in una inchiesta su un presunto traffico illecito di 3,9 milioni di litri di gasolio agricolo.

Gli indagati erano accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al falso, alla sottrazione di imposta e all’emissione di fatture per operazioni inesistenti. Venivano inoltre sequestrate disponibilità finanziarie per 6,7 milioni preventivo nelle province di Taranto e di Bari. Secondo gli inquirenti, i titolari di sei depositi facevano figurare che quel gasolio venisse venduto per uso agricolo, quindi ad accisa agevolata, mentre finiva per lo più in autotrazione, a imposta più alta: a questo scopo impiegavano titoli autorizzativi (libretti Uma) falsificati, riconducibili a posizioni cessate o ad agricoltori ignari della truffa.

Secondo quanto comunicato dalla Guardia di Finanza pare che questa condotta illecita abbia determinato un’evasione di accisa per 1,9 milioni di euro, un’evasione di Iva per 725mila euro e 4 milioni di proventi per la differenza tra costo di acquisto e di vendita, tutti profitti illeciti pari ai complessivi 6,7 milioni di euro posti sotto sequestro preventivo.

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