Ambiente

Cammino Materano, alcune riflessioni di un partecipante

Il Cammino come riscoperta del vivere lentamente, del pensare con la velocità della lentezza, dell’assaporare ogni istante con il giusto tempo e con la giusta attenzione; è questa la metafora del Cammino.

Attualità
Santeramo sabato 16 novembre 2019
di La Redazione
I partecipanti del Cammino Materamo
I partecipanti del Cammino Materamo © Mauro Bisceglia

A margine dell’esperienza del Cammino Materano, uno dei partecipanti ha voluto condividere con la nostra Redazione alcune riflessioni. “Tra sabato 9 e domenica 10 novembre 2019, un gruppo di amici di Bitritto ha raggiunto Matera a piedi, facendo tappa a Santeramo in Colle, dove sono stati gentilmente accolti dal Sindaco, il Prof. Fabrizio Baldassarre. Hanno partecipato all’incontro anche il Presidente del Consiglio Comunale, nonché Assessore alla cultura del Comune di Bitritto, l’Avv. Sabino Paparella e l’Assessore alla pubblica istruzione sempre del Comune di Bitritto, la sig.ra Maria Loconte.

Il motivo dell’accoglienza e dell’incontro avvenuto nel palazzo di città del Comune di Santeramo in Colle, è avvenuto per dare luce e significato ad una serie di elementi e considerazioni che vengono di seguito evidenziate.

Viviamo vite frenetiche, dove conta arrivare primi, essere primi. Ma perché? Il Cammino come riscoperta del vivere lentamente, del pensare con la velocità della lentezza, dell’assaporare ogni istante con il giusto tempo e con la giusta attenzione; è questa la metafora del Cammino. Non un semplice procedere passo dopo passo, ma un ritorno ai ritmi della natura, all’essenzialità, alle poche cose che contano veramente, dove assaporare un pezzo di pane ed un bicchiere di vino, in mezzo ad un bosco, o in cima ad una montagna, magari insieme ad un gruppo di amici, ti rende, con così poco, che poco non è, un uomo felice

Il cammino può essere considerato da diverse prospettive, tra cui una di queste, il viaggiare. Viaggiare quindi vuol dire conoscere nuovi luoghi, nuove persone, nuove culture; vuol dire sviluppo; vuol dire economia; vuol dire allargare i propri orizzonti; possiamo quindi riassumere tutto ciò in una parola, viaggiare vuol significare, “cultura”.

In generale quando si parla di viaggio si pensa ad un mezzo di trasporto quale l’automobile, il treno, l’aereo, ed indubbiamente in un tale viaggio le considerazioni su fatte sono validissime, ma proviamo ad immaginare cosa succede quando il viaggiare è condotto in modo lento, anzi lentissimo, ovvero a piedi; anche se non l’abbiamo mai provato, ci rendiamo subito conto o quanto meno possiamo subito immaginare, come tutte le precedenti considerazioni, vengono potenziate, tramite un coefficiente di valorizzazione inversamente proporzionale alla velocità in cui si svolge l’evento; quindi quanto minore è la velocità con cui si svolge il viaggio, tanto maggiore è l’effetto sulla potenzialità della “cultura” che il viaggio provoca.

Un altro importante aspetto da considerare nel viaggiare lento, a piedi, è la fatica, sotto il peso del proprio zaino, cui si sottopone il viaggiatore per raggiungere la meta successiva; e sappiamo bene che il piacere che si prova nel raggiungere un obiettivo è direttamente proporzionale all’impegno che si spende nello stesso.

Il Cammino è un collante, mette insieme, unisce, aggrega, anche persone che apparentemente non avrebbero nulla o quasi in comune; basta osservare questo gruppo di Bitritto, composto da persone di diverse età e professioni, e che ogni anno aggrega nuovi pellegrini. Ha già percorso il cammino di Santiago de Compostela, ed in questi giorni ha voluto percorrere strade della propria terra, partendo appunto da Bitritto, attraverso Sannicandro di Bari, Cassano delle Murge per poi giungere a Santeramo in Colle, dove ha fatto tappa; e proseguire alla volta della splendida Matera. Il tutto in due faticosi, ma affascinanti giorni. Con una percorrenza di circa 38 km il primo giorno ed altri 30 il secondo gorno.

Sostenibilità, una parola troppo usata ed abusata negli ultimi tempi. Ma quanti effettivamente la praticano? Si parla di sostenibilità dell’ambiente, del territorio, degli animali, dei processi produttivi, ma nessuno parla della sostenibilità “dell’amina” dell’Uomo.”

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I commenti degli utenti
  • Rosa Colacicco ha scritto il 17 novembre 2019 alle 03:38 :

    Condivido pienamente questo elogio alla lentezza, al ritorno alla bellezza del camminare e contemplare la natura e le cose semplici ma soprattutto, il grande bisogno sociale di una cultura della "sostenibilità dell'anima". Grazie per aver condiviso questa esperienza. Rispondi a Rosa Colacicco