I Comuni coinvolti sono Acquaviva, Altamura, Andria, Bari, Barletta, Bisceglie, Bitonto, Cassano, Corato, Giovinazzo, Gravina in Puglia, Minervino, Molfetta, Ruvo di Puglia, Santeramo, Terlizzi e Trani

Giornata mondiale fauna selvatica, le guide del Parco raccontano le specie dell'alta Murgia

​Le venti guide ufficiali del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, con il direttivo del Parco Nazionale, celebrano questa giornata attraverso una iniziativa realizzata in collaborazione con il LiveNetwork

Attualità
Santeramo mercoledì 03 marzo 2021
di La Redazione
Un barbagianni nel Parco dell'Alta Murgia
Un barbagianni nel Parco dell'Alta Murgia © Matteo Visceglia

Oggi, 3 marzo, si celebra in tutto il mondo il World Wildlife Day, la giornata dedicata dall'Onu alla fauna selvatica. Quest'anno il tema lanciato dalle Nazioni Unite è “Il futuro delle specie selvatiche è nelle nostre mani”. Le venti guide ufficiali del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, con il direttivo del Parco Nazionale dell'Alta Murgia, celebrano questa giornata attraverso una iniziativa realizzata in collaborazione con il LiveNetwork.

Su molti portali Live delle città in provincia di Bari e BAT, oggi viene pubblicato il “ritratto” di una specie selvatica del Parco (corredato di una scheda descrittiva e di una foto) a cura delle guide. I Comuni coinvolti sono Acquaviva delle Fonti, Altamura, Andria, Bari, Barletta, Bisceglie, Bitonto, Cassano delle Murge, Corato, Giovinazzo, Gravina in Puglia, Minervino Murge, Molfetta, Ruvo di Puglia, Santeramo in Colle, Terlizzi e Trani.

Le guide si erano già messe in gioco con il racconto del Parco nella collettanea "Frammenti di Murgia", edito da Secop nel 2020. L’invito che il LiveNetwork, insieme alle guide, rivolge ai lettori è quello di «leggere tutte queste narrazioni che restituiscono la bellezza e l’unicità di ogni esemplare. La speranza è che si rafforzi in ognuno di noi la volontà di approcciarci alla natura con curiosità e stupore. Il monito è a tutelare queste specie evitando tutti quei comportamenti irresponsabili (dettati spesso dalla non conoscenza) che mettono a rischio la fragilità dell’ecosistema murgiano e di tutti gli habitat».

Il ritratto del barbagianni (a cura della guida Stefania Caterina Pellegrino)

Il Barbagianni (Tyto alba) è un rapace notturno estremamente affascinante, riconoscibile per quel suo disco facciale a forma di cuore su un grande capo arrotondato e da una colorazione dove prevale il colore bianco nella parte anteriore del corpo.

Il piumaggio ha una funzione mimetica poiché gli consente di confondersi con le cortecce degli alberi, possiede zampe lunghe rivestite di piumino per meglio sopportare il freddo della notte e dotate di artigli.

Possiede una notevole apertura alare, anche fino a 1 metro di ampiezza ed il suo appare maestoso, ondulato e lento.

È un super predatore che agisce di notte quando cala il silenzio: si nutre principalmente di micro-mammiferi, ricoprendo il ruolo di perfetto alleato degli agricoltori in quanto, cacciando topi e talpe, libera i terreni da presenze dannose per le coltivazioni a vantaggio dell'agricoltura e dell'equilibrio ecologico.

La sua dieta comprende anche anfibi, uccelli e insetti.

La grandezza degli occhi consente al Barbagianni un'ottima visione anche in condizioni di oscurità quasi completa, e la loro posizione gli permette di acquisire una vista stereoscopica e individuare così le prede con grande precisione. Ma ciò che caratterizza questo predatore è l'udito assai efficiente: è capace di percepire ogni minimo fruscio…appena sente un rumore ruota immediatamente la testa nella direzione di provenienza, anche di 270°!

È un rapace stanziale e abitudinario, mantiene lo stesso partner per tutta la vita e ne cerca un altro solo se il primo decede.

L’origine del nome comune barbagianni è ancora oggi incerta: l’ipotesi più probabile è che l’espressione sia un composto derivante dal latino barba, “peluria”, e gena, “gote”, in riferimento alle piccole piume sparse attorno agli occhi di questi uccelli.

Per il loro misterioso aspetto, sin dai tempi antichi, sono stati spesso considerati, insieme a gufi e civette, uccelli del malaugurio portatori di sventure, incarnazioni di streghe e maghi o veri e propri fantasmi.

A causa dei nomignoli “gufo del demonio” o “civetta fantasma”, il Barbagianni nei vari secoli ha corso il rischio di essere sterminato.

Ci sono per fortuna anche leggende positive: nelle zone rurali del Sud della Francia, ad esempio, si credeva che il verso di un barbagianni appollaiato sul comignolo di casa preannunciasse l’arrivo di una figlia femmina. Come sito di nidificazione utilizza le parti sopraelevate di antiche masserie e dimore rurali abbandonate, presenti nel paesaggio murgiano.

E se durante un’escursione notturna sui sentieri del Parco Nazionale dell’Alta Murgia udirete un grido acuto, penetrante e stridente, è il Barbagianni che vi augura buona serata!

Stefania Caterina Pellegrino (Castellana Grotte 1975), laureata in Scienze Naturali ad indirizzo Conservazione della Natura e delle sue Risorse presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Fin da adolescente mostra una particolare curiosità verso l’ornito-fauna urbana: grillai e rondoni diventano i protagonisti del suo “quaderno dei nidi”, una preziosa e singolare raccolta di dati dove sono annotati i posti in cui nidificano gli uccelli in città. Da curiosa ad esperta: grazie all’esperienza maturata si è specializzata in consulenze faunistiche ai fini della conservazione dei siti di riproduzione dei grillai e dei rondoni. Promuove l’Urban Birdwatching con visite guidate nelle città del Parco Nazionale dell’Alta Murgia per sensibilizzare alla conoscenza e quindi alla tutela dell’avifauna urbana. Per conto della Lipu locale si occupa di attività didattiche rivolte agli studenti in qualità di referente per l’Educazione Ambientale.

E-mail: stefypellegrino@libero.it.

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