Dal 700 ai nostri giorni

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Mariella Nanna
Con la costruzione del convento dei Padri Riformati a sud-ovest e della nuova Chiesa Matrice a sud-est, il paese si sviluppò nel corso del XVIII sec. entro queste due posizioni. Nacquero così il borgo S. Lucia, oltre la porta di S. Rocco, e il borgo delle Vigne del Signore nei pressi della Porta nuova di Via Laterza (fu chiamato così perché quella zona in passato era occupata da vigneti).
 
Una caratteristica peculiare delle abitazioni del borgo antico nel periodo compreso fra il 1750 e il 1850 sono i cosiddetti “uavi”, caratterizzati da scale esterne che conducono al piano superiore e terminano con dei pianerottoli. Una legge del 1844 ne proibì la costruzione e ordinò di demolire quelli che ingombravano troppo le strade e impedivano ai veicoli di passare.

Nel corso del XIX sec. il paese si espanse verso corso Tripoli, a sud della città, mentre l’espansione verso corso Italia, a nord, proseguì nel XX sec. Con la cessazione della feudalità nel 1806, numerosi terreni furono acquistati dai nobili e dai ricchi signori del posto, che vi costruirono nuovi ed eleganti palazzi a testimonianza del loro prestigio e della loro potenza. Si tratta delle famiglie Colonna, Sava, Giandomenico, De Luca, De Laurentis, Netti e Di Santo.

Fra il 1829 e il 1833 vennero abbattute le Porte di San Giuseppe, del Lago e la Porticina di via Gioia, per fare spazio a nuove abitazioni. Nacquero il borgo del Capitolo (alle spalle dell’odierno ospedale) e in un’area paludosa bonificata il Largo della Fiera, l’attuale Piazza Di Vagno. Nella seconda metà del XIX sec. furono creati il borgo Rizzi, alle spalle del borgo della Chiesa Lama, il borgo di S. Vito e quello della Chiesa Nuova (Chiesa del Sacro Cuore).

Agli inizi del XX sec. Santeramo è stata interessata da un intenso movimento migratorio diretto verso l’estero (America, Germania, Svizzera, Lussemburgo) oppure verso i paesi vicini. Questo secondo tipo di emigrazione aveva carattere stagionale ed era legata ai lavori agricoli. Dopo il 1926 non fu più facile espatriare all’estero a causa delle limitazioni imposte dal governo, ma numerosi meridionali, quindi anche santermani, emigrarono verso l’Italia settentrionale alla ricerca di migliori condizioni di vita e di lavoro. Il fenomeno migratorio santermano raggiunse il culmine con punte impressionanti dal 1952 al 1970.

In seguito alla crisi economica e industriale che a partire dagli anni Settanta interessò i paesi dell’Europa centrale (Germania e Svizzera), parecchi santermani emigrati in quei paesi fecero ritorno in patria, dove con i risparmi accumulati poterono avviare piccole attività in proprio, che modificarono sensibilmente l’economia del paese.

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