Situazione urbanistica nel XVI secolo

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Mariella Nanna
Nel 1576 il marchese Ottavio Carafa fece costruire il palazzo marchesale o castello. La zona scelta per la costruzione era probabilmente occupata da vigne, come si può dedurre da un antico detto santermano: “o timp di vign menz a chiazz”, che allude ad un epoca molto antica il cui la piazza era occupata da vigne. La costruzione del castello era per il marchese una dimostrazione di potenza e ricchezza, ma rispondeva anche ad una esigenza difensiva del centro abitato. Sappiamo infatti che il castello era circondato da un fossato e l’intero borgo da mura con tre torri nei punti strategici e due porte, una vicino al castello, l’altra verso il lago Metano.

Il borgo era attraversato da strade strette e tortuose; vi erano delle piazze, il carcere e i vari servizi, come il forno, il mulino, il trappeto, di esclusiva pertinenza del marchese, che permetteva ai cittadini di utilizzarli in cambio di tasse. Varie erano le chiese del borgo: la chiesa di S. Erasmo, quella di S. Eligio e quella del Purgatorio. Fuori del borgo c’erano: la chiesa di S. Maria della Lama (dove poi è sorta la chiesa Matrice) e una cappella di S. Rocco (dove ora sorge la chiesa del SS. Crocifisso), costruita nel XVI sec. per un’epidemia scongiurata o da scongiurare.

Durante il dominio di Ottavio Carafa si verificò a Santeramo un sensibile incremento demografico, probabilmente perché si avevano ottime garanzie di sicurezza che invogliavano la gente dei paesi limitrofi a trasferirvisi. Poichè il borgo antico non era più in grado di contenere la popolazione in continuo aumento (nel 1596 la popolazione era costituita da 549 fuochi, cioè tra 2750 e 3850 persone), si svilupparono a macchia d’olio altri rioni: il Casalnovo verso via S. Antonio, il borgo della chiesa Lama, che prese il nome dall’omonima chiesa lì esistente, e il borgo di S. Rocco intorno all’omonima cappella.

Lo stesso marchese Ottavio Carafa diede notevole impulso a tale processo di urbanizzazione donando alcuni terreni di famiglia a fanciulle da marito povere e destinandone altri alla costruzione di nuove abitazioni. Al contrario durante il dominio di Porzia Carafa (1585-1618) le continue lotte tra la marchesa e i reggimentari dell’Università contribuirono a  determinare la crisi del baronaggio e della stessa Università. Come conseguenza di ciò si verificò in tale periodo un sensibile calo delle nascite dovuto alla diminuzione della popolazione attiva: in questi anni morirono 69 capifuochi e molte famiglie emigrarono.

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