Dai Tolomei ai Caracciolo

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Mariella Nanna
Nel 1410 Santeramo, divenuto già centro autonomo fu venduto dal re Ladislao d’Angiò a Buccio dei Tolomei da Siena, un capitano a suo servizio. Santeramo divenne così un feudo baronale, il cui feudatario aveva la giurisdizione civile e criminale. Al barone era imposto l’obbligo del vassallaggio e del servizio militare. Tuttavia il feudo rimase nelle mani della famiglia dei Tolomei per due sole generazioni, quella di Buccio e quella di suo figlio Salvatore. Poi nel 1468 passò ai Carafa quando la figlia di Buccio, Aurelia, che sposò Fabrizio Carafa, conte di Ruvo, lo portò in dote.

A Fabrizio, morto nel 1479, successero nell’ordine Giacomo, Gian Tommaso (che ottenne il titolo di marchese) e Ottavio. Essendo quest’ultimo minorenne, il feudo fu amministrato dalla madre Isabella Caracciolo. Alla morte di Ottavio, avvenuta nel 1583, successero prima la figlia Isabella, poi la sorella Porzia Carafa, che sposò Gianbattista Caracciolo. Alla morte di Porzia, avvenuta nel 1618, il feudo passò nelle mani del figlio Marino Caracciolo e da allora i Caracciolo rimasero signori di Santeramo  fino alla soppressione del regime feudale nel 1806.

Si susseguirono nel dominio di Santeramo Gianbattista (1639-1683), Marino (1683-1740), Pasquale Diodato (1740-1784), Antonio Francesco (1784-1806). Unica interruzione nel dominio dei Caracciolo si ebbe dal 1707 al 1712, quando Marino Caracciolo, avendo parteggiato per il Duca d’Angiò in occasione della guerra di successione per il trono di Spagna, fu privato del feudo dagli austriaci che avevano occupato il Regno di Napoli. In questo periodo il feudo fu amministrato direttamente dal re.

I rapporti fra l’Università (Comune) di Santeramo e i baroni non erano affatto pacifici: da una parte questi ultimi cercavano sempre di imporre nuove gabelle, dall’altra i cittadini cercavano di reagire alle prepotenze dei feudatari e di ottenere nuovi diritti. Nel 1479 Fabrizio Carafa fu tratto in giudizio poiché aveva imposto le decime (tassa equivalente ad un decimo del raccolto di orzo, grano e fave). Verso il 1550 il barone di Santeramo approfittò delle liti tra materani e santermani per il possesso dell’agro materano e impose la decima anche su quel territorio.

Nuovi tentativi per liberarsi dalla decima e da altre gabelle furono compiuti nel 1584 dal sindaco e da altri reggimentari dell’Università contro Porzia Carafa, che li fece imprigionare. Per ben quattro volte la marchesa fu tratta in giudizio e si vendicò mandando in prigione i responsabili. Nel 1588 Giambattista Caracciolo pretese la decima sul Bosco, che era territorio dell’Università di Acquaviva, ma una sentenza del Sacro Real Consiglio diede torto al marchese ed esentò i Santermani dalla decima.

La città

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

Vai alla sezione

Volantini

Le migliori offerte in città e dintorni.

Vai alla sezione

Meteo

Consulta le previsioni meteo della tua città fino a 5 giorni grazie ai dati aggiornati del nostro bollettino metereologico.

Vai alla sezione

Strumenti di segnalazione

Hai una segnalazione da fare o una buona storia da condividere con la nostra redazione e con i nostri lettori? Segnalaci subito la tua notizia.

Vai alla sezione

Autocertificazione Online

Online moduli di Autocertificazione da compilare e stampare velocemente.

Vai alla sezione

Farmacie di turno a Santeramo

Visualizza i turni delle farmacie di turno.

Le farmacie di turno