Epoca angioina

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Mariella Nanna
Nel 1341 la regina Caterina I d’Angiò dispose che i santermani, costretti da lungo tempo a pagare onerose gabelle ai materani per l’utilizzo dell’agro di Matera, le pagassero direttamente alla corte. In seguito il re di Napoli Ladislao d’Angiò-Durazzo, in segno di riconoscenza per l’aiuto militare fornitogli dai santermani, li liberò definitivamente dal tributo per un’estensione di 18.500 tomoli di terreno, su cui finalmente essi poterono pascolare, seminare e prendere acqua. I materani reagirono distruggendo le abitazioni, i ricoveri e i muretti di confine dei coloni santermani. Nel XVI sec. in seguito ad un nuovo giudizio i materani furono costretti a cedere altro territorio ai santermani e le lotte tra le due popolazioni continuarono ancora a lungo.

Con la regina Giovanna I il piccolo centro divenne autonomo e non più legato al Comune di Acquaviva, come si desume da un documento del 1374, in cui si legge “terra seu castri S. Herasmi”. Generalmente infatti il termine “casale” indica un centro abitato legato ad un comune più importante, mentre il vocabolo “terra” designa un centro autonomo.

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