Dalla preistoria all’epoca romana

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Mariella Nanna
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Il territorio di Santeramo ha conosciuto una frequentazione antropica ininterrotta a partire dal neolitico, come dimostrano i numerosi reperti archeologici rinvenuti in località Pedali di Serra Morsara: lame e lamelle in ossidiana, microperforatori in selce, grattatoi su scheggia, asce in pietra verde scheggiate e levigate, frammenti di ceramica punzonata, impressa e graffita. Questi manufatti indicano con tutta probabilità l’esistenza di una comunità sedentaria, dove l’attività agricola si alternava alla lavorazione della selce e dell’ossidiana.

Inoltre sono stati scoperti in località Bellarosa due menhir, situati a m 3,30 di distanza tra loro: uno alto m 1,75, l’altro m 1,68. Essi si presentano come imponenti lastre monolitiche in calcare murgiano, rastremate verso l’alto, erette e infisse in uno zoccolo di roccia. Risulta difficile precisare il periodo a cui risalgono (secondo alcuni studiosi risalirebbero all’età del bronzo) e la funzione cui erano destinati, se cioè furono eretti a scopo cultuale o se invece costituiscono relitti della centuriazione agraria.

Non solo nell’agro santermano sono disseminati antichi insediamenti umani, ma anche il luogo in cui sorge l’attuale centro abitato fu sede di stanziamenti di epoca greco-romana, come testimoniano il vasellame di tradizione ellenica ritrovato nei cosiddetti Orti di Giandomenico, proprio a ridosso del centro storico, e il cippo funerario di età romana imprecisabile di un certo Velasius rinvenuto negli Orti di Antonio Di Santo.

In epoca romana la parte sud-occidentale del territorio di Santeramo (tra le attuali masseria Jesce e masseria Viglione) era attraversata dall’importante via Appia, che metteva in comunicazione Roma con l’Italia meridionale. La strada moderna ricalca esattamente in questo punto il tratturo noto come via Tarantina e riconosciuto come il vero tracciato della via Appia repubblicana.

Nei pressi delle masserie Di Santo e Bonifici vi sono numerose tracce di un sito ellenistico: contrappesi fittili per telai da tessitura, frammenti di ceramica decorata per lo più a motivi geometrici o dipinta a vernice nera lucida, oggetti d’uso comune come lucernette fittili e macinelli. Dalla località Giandomenico provengono alcuni rocchi di colonne di ordine dorico in carparo locale. Una serie di otto vasi monocromi e policromi decorati a motivi geometrici provengono dal cosiddetto Monterrone (l’altura dove sorge il Convento di S. Rocco) e sono custoditi presso l’Archeoclub, mentre altri esemplari di ceramica attica o italiota a figure rosse si trovano presso collezionisti privati.

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