Alessio Perniola
di Alessio Perniola
rubrica del 27 gennaio 2010

Il mondo dietro una foto

Attorno al mondo dell’immagine si è sviluppato un immenso mondo di ricerca, di analisi e di sperimentazione volto a rendere le immagini strumenti interattivi capaci di donare nuove informazioni.

Molti chiamano quella che stiamo vivendo la società dell’immagine. Certo, non possiamo negare che il senso della vista è quello che domina la percezione umana dell’ultimo secolo e sottomette al proprio potere scelte di mercato, tecnologie e innovazioni, sacrificando gli altri sensi sull’altare dell’occhio.

L’immagine è il vettore principale e primario con cui una persona si presenta al proprio prossimo, è il biglietto da visita di un prodotto, è la prima reclame che una azienda può donare di sé stessa. Attorno al mondo dell’immagine, quindi, si è sviluppato un immenso mondo di ricerca, di analisi e di sperimentazione volto a rendere le immagini strumenti interattivi capaci di donare nuove informazioni.

In questa rubrica, vi proporremo una nuova tecnica che ci riporta a vivere in un mondo interattivo. Immaginate di muovervi in un paesaggio interagente virtuale in cui guardate un monumento e di colpo vi appaiono tutte le informazioni sull’architetto, sulla storia e sulle circostanze di costruzione. Vi girate a leggere un quotidiano e di colpo, su un’immagine, vi si apre un intero archivio di articoli correlati. Guardate una strada e subito vi appare la località e il punto preciso in cui vi trovate. Sembra fantascienza, ma invece è già oggi realtà, solo che al momento il nostro occhio deve essere assistito da una semplice fotocamera di un comune cellulare.

In molti avranno già incontrato strani adesivi su riviste, immagini curiose che campeggiano sulle copertine di periodici e quotidiani. Bene, basta fotografarli, lanciare un’apposita applicazione scaricabile dalla rete e, in pochi secondi, una valanga di informazioni correlate inonderà il vostro dispositivo mobile. Il meccanismo è semplice ma al tempo stesso rivoluzionario. Parliamo del matching di immagini.

Il sistema, già noto da diversi anni, consiste nel confrontare due immagini andando alla ricerca di particolari punti di congruità. Il calcolatore ricerca, nelle immagini sottoposte al confronto, linee privilegiate di immagine, angoli di cambio colore, zone di maggiore o minore luminosità. Se l’immagine fotografata raggiunge un determinato livello di congruità con un immagine archiviata in un apposito database, automaticamente il server restituisce all’utente tutte le informazioni correlate.

Questo sistema è già utilizzato da molti anni in ambiente investigativo per il confronto delle impronte digitali, riuscendo a confrontare le impronte con quelle catalogate da uomini con precedenti penali. Su questo stesso sistema si basa la proposta avanzata in diversi paesi, soprattutto anglosassoni, dell’anagrafe di impronte che andrebbe a creare un database su larga scala che permetterebbe un matching infallibile.

Oggi la stessa tecnica è utilizzata soprattutto sui giornali, perché di facile applicazione. Una testata sceglie una foto e la stampa sul proprio cartaceo. In questo modo il database non deve essere vasto, ma limitato alle immagini scelte dall’editore, quindi il matching risulterà veloce e poco dispendioso in termini di occupazione di memoria.

Cosa lascia presagire invece per il futuro questa tecnologia? Semplicemente il mondo che prima vi avevamo descritto. Basterà fotografare un paesaggio, un monumento, una strada, per avere tutte le informazioni correlate. L’unico limite che non ha ancora permesso un’ampia diffusione del progetto è la creazione di un database abbastanza vasto. In ogni caso la diffusione di sistemi di condivisione dati potrebbe, in pochi mesi, portare a realizzare un’opera immane: un database di immagini realizzato dagli stessi utenti che potrebbero inviare ai gestori dell’applicazione una foto con le info correlate. Per intenderci si userebbe la metodologia di wikipedia.

I pionieri in questo tipo di ricerca sono stati ancora i ricercatori di Microsoft che già dal 2006 stanno lavorando agli sviluppi di un software dedicato “Lincoln”. Già altre case però stanno lavorando alla tecnologia che in pochi mesi, sicuramente, invaderà le nostre vite considerando anche il suo basso costo e la possibilità di poggiarsi su una rete hardware già vastissima, ovvero quella dei cellulari con fotocamera, ormai diffusissimi.

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Basterà fotografare un paesaggio, un monumento, una strada, per avere tutte le informazioni correlate.
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