PROFILO DELLA CITTÀ

a cura di di Mariella Nanna

Profilo

Fiorente cittadina della provincia di Bari, Santeramo in Colle è situata a 514 m sul livello del mare, conta una popolazione di 26.050 abitanti (M. 12.920, F. 13.130) e una superficie di 143,5 kmq; la densità abitativa è pari a 181,6 ab./ kmq. Il suo territorio ha la forma di un esagono irregolare in parte murgioso, in parte pianeggiante e confina a Nord con i comuni di Cassano delle Murge e Acquaviva delle Fonti, ad Est con Gioia del Colle, a Sud con Laterza (TA) e Matera, ad Ovest con Altamura.

Il centro storico, costituito da caratteristiche strade strette e tortuose, è di origine medievale, ma del nucleo originario si sono conservati solo la chiesetta di S. Eligio, i ruderi del monastero benedettino e la chiesa del Carmine.

L’agro santermano con i suoi boschi, caratterizzati dalla tipica vegetazione mediterranea, offre la possibilità di allontanarsi dalla frenetica vita cittadina per immergersi in una sana e tranquilla atmosfera. È l’ambiente ideale per fare passeggiate o escursioni o anche per soggiornare in qualcuna delle numerose masserie che hanno allargato i propri confini al turismo.  

Clima e territorio

Il territorio di Santeramo è caratterizzato nella parte settentrionale dalle Murge, un altopiano costituito prevalentemente da roccia calcarea del Cretaceo Superiore, talora ricoperta da un’arenaria pliocenica, detta “tufo”. La monotonia dei dossi collinari è talora interrotta da avvallamenti e voragini dovuti all’erosione delle rocce calcaree.

La parte meridionale del territorio, denominata le Matine o anche Pedali perché ha inizio ai piedi delle Murge, è pianeggiante ed è costituita in parte da terreni tufacei, ma prevalentemente da terreni argillosi e sabbiosi risalenti al periodo pleistocenico. Questi terreni, misti a humus e terre rosse, creano condizioni favorevoli alla coltivazione. La zona delle Matine in epoca antichissima doveva essere ricoperta dalle acque, come dimostra il ritrovamento di fossili e di impronte di conchiglie impresse nella roccia tufacea. Quando poi le terre emersero dal mare, furono lentamente ricoperte da vegetazione e abitate da primitivi cervidi e cavalli nani, come indicano i fossili rinvenuti. Qui il territorio si presta alla coltivazione di cereali ed è solcato da canali artificiali, tra cui il più importante è il Vallone della Silica.

La presenza di terreni calcarei, porosi e permeabili, fa sì che a Santeramo, come del resto in tutte le terre del barese, l’idrografia superficiale sia pressoché inesistente e che invece si formino ricche falde sotterranee, la cui acqua viene sfruttata per l’irrigazione, e numerose grotte carsiche.

Di notevole interesse sono le antiche strutture architettoniche contadine sparse per la campagna santermana, tutte realizzate in pietra calcarea: le masserie (la Masseria Viglione, la Masseria Galietti, la Masseria Sava, la Masseria Netti), alcune delle quali ancora oggi continuano ad allevare e a produrre in modo genuino o hanno allargato i propri confini al turismo, attrezzandosi per ospitare i numerosi visitatori che raggiungono la Murgia nel periodo estivo; i trulli, monolocali in pietra calcarea, detti casèdde; gli iazzi, recinzioni adibite all’allevamento degli ovini, situate in zone scoscese e maggiormente protette; le specchie, costruzioni di pietre posizionate a secco, di forma conica, che secondo alcuni storici sarebbero coperture per tombe di personaggi importanti, secondo altri punti di vedetta. Caratteristici sono poi i muretti a secco, denominati “i parète”.

Il clima di Santeramo è tipicamente mediterraneo con temperature generalmente miti, ma più fredde rispetto ai paesi limitrofi (ad eccezione di Altamura) a causa della sua più elevata collocazione altimetrica e della lontananza dal mare. L’alternanza fra una stagione calda e secca e una fredda e umida fa sì che le piogge siano concentrate prevalentemente nel periodo ottobre-gennaio, con un massimo medio nel mese di novembre. Durante la stagione calda e secca l’umidità del suolo tende a diminuire a causa dell’evaporazione e il terreno, soprattutto dove presenta un certo contenuto argilloso, tende a sua volta a contrarsi. Tale contrazione dà luogo alla formazione di crepe, fessure e spacchi più o meno profondi, che da un lato favoriscono la penetrazione dell’acqua, dall’altro l’evaporazione e quindi il disseccamento degli strati più profondi.

Flora

Il paesaggio murgiano viene classificato come pseudo-steppa, in quanto è caratterizzato da specie vegetali molto simili a quelle delle steppe presenti nella regione euroasiatica, ma, a differenza di quelle, tali specie si sviluppano in un clima tipicamente mediterraneo. Caratteristiche di questo ambiente sono: la scarsa copertura arborea, e la conseguente limitata capacità di trattenere il terreno agrario, spesso completamente assente in aree caratterizzate dall’affioramento della roccia calcarea sottostante. Il substrato, privo della naturale copertura vegetale, subisce in maniera più intensa l’influenza dei fattori ambientali e climatici (aridità, azione dei venti, forte soleggiamento).

L’ambiente della pseudo-steppa rappresenta per molti studiosi l'ultimo stadio di degrado della vegetazione spontanea mediterranea, come risultato di vari fattori, quali l’opera di disboscamento, il dilavamento meteorico del substrato, la forte siccità estiva e la scarsa capacità di ritenzione idrica di un substrato fortemente fessurato in seguito ai fenomeni carsici.

Le specie arboree comprendono alcune varietà di querce, come la quercia pseudo-coccifera e il perastro, che cresce isolato o a piccoli gruppi. Al contrario della vegetazione arborea, le specie erbacee sono numerose: serpillo, salvia, asfodeli, biancospino, calendula, erba ruggine, ferula, malva, ortica, verbasco, menta, asparago selvatico, cicoria selvatica, finocchio selvatico.

Un tempo una vasta area del territorio santermano, denominata Bosco, era occupata appunto da vegetazione boschiva ed era utilizzata per il pascolo delle greggi. Oggi tale vegetazione si è notevolmente ridotta per far spazio alle coltivazioni e alle aree antropizzate. Fra i lembi di boschi ancora esistenti ricordiamo: il bosco della Parata, della Gravinella, di Galietti, di Mesola. Vi crescono varie specie di querce, lecci, lentischi, cerri, fragni, roverelle; il sottobosco è costituito da perazzo, rosa canina, biancospino, pungitopo, tarassaco, pistacchio selvatico. In queste zone crescono spontaneamente nei periodi di maggiore umidità funghi “feruli” e “cardoncelli”, con cui le donne santermane preparano prelibati manicaretti.

Al fine di valorizzare e preservare il proprio patrimonio naturalistico e faunistico, il comune di Santeramo ha deciso di far parte, insieme al altri 12 comuni, del Parco Nazionale dell'Alta Murgia, istituito nel 2004, impegnando per tale progetto 864 ettari del proprio territorio.

Fauna

L’ambiente pseudo-steppico, anche se arido ed inospitale, risulta particolarmente ricco di specie faunistiche. Tra i rettili e gli anfibi, ricordiamo il trifone italico, il rospo smeraldino, il ramarro, il geco kotschy e la vipera, accanto ai numerosi esemplari di specie più diffuse. Volpi, faine, lepri e ricci sono invece i mammiferi che più facilmente si trovano in queste zone. La presenza, soprattutto in primavera, di insetti, che si nutrono delle piante presenti, attira in queste aree un numero considerevole di specie di uccelli (oltre ottanta specie).

Fra i rapaci menzioniamo la poiana, il lanario, il biancone, il gheppio, ma soprattutto il falco naumanni, meglio noto come falco grillaio, raro in Europa, ma presente con colonie molto numerose in queste zone, tanto da diventare la specie simbolo dell’area dell’Alta Murgia. Questo piccolo rapace, un tempo molto più comune, ha subito negli ultimi decenni una drastica riduzione dei suoi esemplari, soprattutto in seguito alla trasformazione e all’alterazione del suo habitat ad opera dell’uomo.

Fortunatamente negli ultimi anni si sta registrando un significativo incremento della sua presenza. Il grillaio è legato all’ambiente della Murgia poiché si nutre principalmente di ortotteri (grilli e cavallette), numerosissimi nella zona soprattutto in primavera, proprio nel periodo di crescita e svezzamento dei nuovi nati. Una caratteristica peculiare della specie consiste nel costruire i propri nidi nelle abitazioni dei centri storici per costruire, mentre i dormitori delle singole colonie sono localizzati su grandi alberi, di solito conifere, all’interno degli stessi centri urbani.

Economia

Subito dopo la seconda guerra mondiale, l’economia santermana si basava esclusivamente su un’agricoltura povera e arretrata, legata a piccole aziende contadine molto parcellizzate. Le generali condizioni di miseria spinsero gran parte della popolazione ad emigrare verso l’Italia settentrionale, l’Europa centrale e le Americhe. Ma, in seguito alla crisi economica e industriale che a partire dagli anni Settanta interessò i paesi dell’Europa centrale, molti santermani fecero ritorno nel paese natio, dove grazie ai risparmi accumulati col duro lavoro poterono dar vita a piccole attività in proprio, che modificarono sensibilmente l’economia del paese.

A partire dagli anni Settanta infatti, accanto all’attività agricola, che si è modernizzata, ha conosciuto un notevole sviluppo anche il settore dell’industria. Attualmente le attività industriali sono largamente prevalenti: vi lavora il 29,5% della popolazione attiva. I comparti più importanti sono quello del mobile e del legno, con oltre 1100 addetti; quello tessile e delle confezioni, con circa 900 addetti, e quello dell’industria alimentare, con oltre 100 addetti.

Leader mondiale nella produzione di salotti è il gruppo Natuzzi, fondato nel 1959 da Pasquale Natuzzi, attuale presidente e stilista. La produzione dei divani Natuzzi coniuga la lavorazione artigianale, garanzia di qualità e cura, con l’impiego delle tecnologie più avanzate. Ricerca della qualità, sviluppo di nuovi design e di materiali innovativi sono costanti obiettivi della casa di produzione. Due sono le sedi commerciali (Shanghai per l’Asia, High Point in North Carolina, per le Americhe), ma il quartier generale rimane a Santeramo.

Dal 1993 la holdind Industrie Natuzzi Spa è quotata a Wall Street. Attualmente Natuzzi produce oltre 400 modelli di salotti in stile classico e moderno, con una gamma di oltre 480 articoli di rivestimento. L’88% della sua produzione viene esportata in oltre 144 mercati mondiali. In Italia i divani Natuzzi sono venduti negli oltre 125 negozi della catena in franchising Divani&Divani, presente anche all’estero.

All’agricoltura è addetto il 21% della popolazione attiva. Le aziende a conduzione diretta sono quasi 3.000, quelle con salariati alle proprie dipendenze una sessantina. Le colture prevalenti sono quella cerealicola (48% della superficie coltivata) e l’olivicola (15%); seguono la vite, gli ortaggi e la frutta. Le foraggiere (oltre 2.800 ettari) alimentano un discreto patrimonio zootecnico: le aziende sono circa 370 con migliaia capi di bestiame (bovini e ovini).

Le attività commerciali comprendono circa 650 aziende con oltre 1.100 addetti e assorbono il 22% della forza lavoro. I servizi privati sono rappresentati soprattutto dalle aziende di trasporto e magazzinaggio.

Prodotti agricoli

L’agricoltura è stata per secoli il settore trainante dell’economia santermana e ancora oggi, nonostante l’industria registri un maggior numero di addetti rispetto al settore primario, rappresenta una voce importante nell’economia del paese. La coltura principale è quella dei cereali: frumento soprattutto, ma anche orzo, avena, grano e granoturco.

La superficie coltivata a cereali è di 5.345 ettari, con 1182 aziende. Questa coltura a Santeramo si avvantaggia del tipo di terreno, costituito prevalentemente da argille sabbiose e da sabbioni calcarei. Le specie di grano che si seminano sono: l’appulo, il patrizio e la senegolla. Altro cereale importante è l’avena, generalmente coltivata in rotazione con il frumento. Esso costituisce l’alimento base, insieme alla paglia, per il bestiame equino.

Fra le colture arboree il primo posto spetta alla vite: nel 1700 la viticoltura era a Santeramo l’attività agricola più diffusa dopo la cerealicoltura e la pastorizia e, secondo il catasto carolino del 1752, ogni famiglia aveva il suo quartiere di vigna (ogni quartiere conteneva 625 viti). È per questo motivo che non fu imposto alcun dazio sul vino: tutti, anche il più povero, possedevano un pezzo di vigna, pertanto il dazio avrebbe colpito l’intera popolazione. I vigneti erano dislocati in quattro contrade sulla via di Altamura, sulla via di Gioia e di Laterza e sulla via di Acquaviva; non c’erano vigneti nelle Matine perché quel territorio era sottoposto alla decima da pagare al barone.

Verso la fine del XIX sec. Luigi Patroni Griffi De Laurentiis impiantò dei vitigni anche in quella zona e creò a circa 7 km da Santeramo un grande stabilimento enologico, che rappresenta un esempio di oculata imprenditoria agricola dell’epoca. De Laurentis infatti portò nel sud un modello di organizzazione commerciale all’avanguardia, proprio nel periodo in cui la viticoltura europea era in crisi per l’epidemia di filossera: grazie alla sua opera i vini santermani hanno varcato i confini nazionali.

I vitigni neri che vi si coltivavano erano: Primitivo, Zingarello, Nero di Troia, Agliatico nero e Aleatico. Quelli bianchi erano: Malvasia bianca, Buonvino, Verdeca, Trebiano e Moscatello. Attualmente tra queste varietà un posto di riguardo spetta al Primitivo, che a Santeramo si coltiva sia nella zona collinare che nella Matine. La superficie occupata da vigneti è di 299 ettari, con 479 aziende.

Altra coltura largamente diffusa nell’agro di Santeramo per le favorevoli condizioni climatiche è quella dell’olivo: la superficie destinata a questa coltura è di 1.648 ettari, con 2.209 aziende. La lavorazione delle olive, effettuata con il sistema tradizionale delle macine in granito, assicura un olio extravergine pregiato, che conserva le caratteristiche nutritive del frutto (compresi gli antiossidanti naturali). Il tipo di estrazione, che avviene a freddo, prima ancora che le olive subiscano un minimo riscaldamento, quindi fermentino, ne garantisce l’alta qualità nutrizionale.

L'olio extravergine così prodotto è un alimento genuino e naturale, con un grado di acidità ottimale, dall'inconfondibile colore, profumo e aroma, tipicamente mediterranei. Alcune aziende producono olio extravergine da agricoltura biologica, metodo che garantisce la massima simbiosi tra le esigenze dell’ambiente e quelle dell’uomo.

Fra i prodotti tipici locali un posto di riguardo spetta a quelli caseari, che il notevole patrimonio zootecnico, costituito da bovini, ovini e caprini, assicura alle tavole santermane: dal “canestrato pugliese”, formaggio a pasta dura semicotta, ottenuto da latte intero di pecora, alla burrata, costituita da latte di vacca con aggiunta di caglio liquido, alla ricotta. Specialità sono la ricotta forte, detta “asc-quànde”, cioè piccante, e quella marzotica, più dura e granulosa, ottima per condire le orecchiette e altri piatti tipici della cucina pugliese.

Santeramolive.it
Supplemento Livenetwork.it
reg. n. 6/07, Trib. di Trani in data 02/03/2007
Direttore Responsabile: Fabio Ferrante
Tutti i portali del gruppo Livenetwork
© copyright 2005 - 2007 Edix. Tutti i diritti riservati.  Informazioni legali |  Condizioni generali di utilizzo dei servizi |  Contatti |  Privacy |  Pubblicita